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I novant'anni del nostro Presidente, 2 - Sante Tura, maestro e modello di medico e di docente

Scrivere di Sante Tura è raccontare la storia di un uomo che possedeva grande chiarezza di idee ed altrettanta determinazione per realizzarle.

1. Gli inizi (1954-1968)

Gli inizi non furono facili; non disponendo di grandi risorse economiche poté proseguire i suoi studi universitari fino al conseguimento della laurea, raggiunta nel luglio 54, grazie a ripetute  borse di studio che si era guadagnate con il suo talento e l’ospitalità ricevuta presso la Casa dello studente. Successivamente per alcuni anni fu a  Villa Revedin, a San Michele, tra i “ragazzi del Cardinale”, ospite di quella persona stupenda che fu Giacomo Lercaro arcivescovo nella città di Bologna. Questo rapporto con l’arcivescovo rinforzò in lui la fede in Cristo e la fierezza di dimostrarla.

Altra svolta determinante nella sua vita fu l’incontro con il Prof. Domenico Campanacci, Patologo medico approdato proprio quell’anno nella facoltà di Bologna. Il Maestro aveva iniziato ad edificare una clinica a carattere polidisciplinare, nella quale la medicina interna si arricchiva di altri saperi fondamentali provenienti da aree specialistiche. Il Professore affidò all’aspirante allievo il campo dell’ematologia ed un piccolo laboratorio da dividere con il collega Pieragnoli, epatologo, non trascurando di inviarlo prima per sei mesi a Roma alla scuola di Giovanni Di Guglielmo, primo allievo di Ferrata, padre dell’ematologia italiana d’antan.

Al ritorno in sede, attirò intorno a sé alcuni studenti “interni”, richiamati dal suo fervore per la medicina come scienza e dal suo dinamismo costruttivo. Il primo allievo fu Giovanni Danieli  che, dopo anni di intensa e fattiva collaborazione con lui, si dedicò prevalentemente alla nascente immunologia clinica ed indirizzò il proprio percorso accademico verso la medicina interna; seguirono Guido Lucarelli, tra i pionieri del trapianto di midollo osseo in Italia, dopo una fase di ricerca clinica basata sull’infusione di cellule di fegato fetale, un talento di fama internazionale; Franco Sangiorgi e Maria Luisa Ricci Bitti che sotto la guida del Maestro contribuirono a costruire un laboratorio di ematologia per la diagnostica in ematologia con le tecniche allora disponibili.

Un secondo momento altamente formativo fu la permanenza per un anno, tra il 1958 e il 1959, a Berkeley, come Research Fellow nell’Università della California. Fu questo, negli States, il suo incontro con la grande ricerca, anni luce più avanzata di quella all’epoca vigente in Italia; trasferì questo modello di lavoro nell’ istituto, occupandosi di un metodo originale di indagine ferrocinetica dell’eritropoiesi mediante radioisotopi .

Non abbandonò, pur dedicandosi prevalentemente all’ematologia, la medicina interna, sia nell’attività clinica d’Istituto sia riuscendo a mantenere per molti anni nella sua città natale di Faenza e nelle poche ore settimanali che l’impegno accademico gli concedeva, un ambulatorio di medicina interna che ebbe grande risonanza nella regione. Sante Tura è stato un grande internista prima che un ematologo.

2. Il periodo di transizione (1969-1973)

Nel 1968, raggiunti gli “inesorabili limiti di età” come li aveva definiti Murri, il Prof. Campanacci lasciò l’insegnamento, la direzione e la sede dell’istituto, che furono rilevati dal prof. Giuseppe Labò, allievo di Giulio Sotgiu. La scuola campanacciana aveva già da qualche anno dato inizio alla diaspora e molti dei Campanacciani avevano raggiunto, nella stessa Bologna o in altri luoghi posizioni apicali in sedi accademiche ed ospedaliere diverse. Il gruppo centrale, guidato da Bruno Magnani nuovo professore di Semeiotica medica si trasferì in dei prefabbricati che avevano ospitato in precedenza la radioterapia e due anni dopo, come Patologia medica,  in un grande edificio di nuova costruzione denominato “Le nuove Patologie”.

In quel periodo Sante Tura fu per sei anni Aiuto universitario di Bruno Magnani e contribuì notevolmente alla formazione ed alla crescita dell’istituto intitolato prima alla Semeiotica poi alla Patologa medica. Nella nuova sede ebbe, quali Collaboratori, Michele Baccarani, che lo aveva seguito dalla campanacciana Patologia medica, Baccarani che iniziò sotto la sua guida una splendida carriera universitaria che l’avrebbe portato alla cattedra di Ematologia prima nella sede di Udine poi, in successione al Maestro, in quella di Bologna; Paolo Ricci, Francesco Lauria, Luigi Gugliotta, Marco Gobbi, Alfonso Zaccaria e Maria Alessandra Santucci , che insieme costituirono il nucleo, che oggi definiamo  storico, della nuova Ematologia.

Venne il ‘72, un anno molto importante per Sante Tura; in pochi mesi si concretizzarono la sua stabilizzazione quale professore incaricato di Ematologia; la costituzione ufficiale della Sezione di Ematologia, riconosciuta dall’Amministrazione ospedaliera, nella nuova Patologia medica diretta da Bruno Magnani e l’attivazione della Scuola di specializzazione in Ematologia.

Il varo era avvenuto, la nave si accingeva a solcare l’alto mare.

3. Nascita e sviluppo dell’Ematologia bolognese (1974-1978)

Era l’anno 1974 quando i nostri “palestinesi” ottennero la terra promessa, non i prati sterminati e le verdi colline sognate, ma solo un deserto, purtuttavia il “loro” deserto; qui nei vecchi ambienti di Nefrologia e Dialisi, passate ad altro edificio, in spazi di degenze ristretti e in laboratori fatiscenti (Fig. 1,2,3), la sezione di Ematologia con il suo Direttore ed i suoi Allievi, iniziò il suo inarrestabile cammino in piena autonomia didattica, assistenziale e di ricerca.

Ai vecchi Collaboratori se ne aggiunsero di nuovi (Tab. 1), che non si fermarono di fronte alle difficoltà ambientali, ma con l’ardore e lo spirito di sacrificio che il Maestro aveva loro infuso, fecero buona ricerca, efficace insegnamento ed assicurarono al capoluogo emiliano un presidio di assistenza ematologica che doveva presto competere con le più antiche ed affermate istituzioni italiane.

Sante Tura intanto, venti anni dopo la sua laurea, diveniva Professore ordinario di Ematologia nell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna!

4. Il Seràgnoli nel panorama ematologico europeo (1979 ad oggi)

Cresceva tuttavia progressivamente nei nostri Ematologi la coscienza della inadeguatezza degli ambienti assegnati che generò l’inizio di un processo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica bolognese nei riguardi dell’assistenza ematologica. Particolare emozione suscitò un’intervista concessa da Sante Tura per “Il Resto del Carlino”, nella quale il professore segnalava la difficoltà di poter erogare un’assistenza adeguata ed efficace a persone colpite da malattie di difficile trattamento. Enzo Seràgnoli, Presidente di un’importante industria bolognese, la G.D., che pochi anni prima aveva perduto il figlio Lorenzo per una leucemia acuta, fu colpito da questa denuncia e decise di donare all’Università la somma necessaria per la ristrutturazione di un padiglione del Sant’Orsola (che aveva ospitato in precedenza pazienti ex-meningitici della Clinica Pediatrica) destinato a divenire la nuova, ed adeguata, sede dell’Ematologia.

I lavori di ristrutturazione iniziarono nel 1979; un anno dopo, il consiglio di amministrazione dell’Università deliberò la costituzione dell’Istituto di Ematologia Lorenzo e Ariosto Seràgnoli in ricordo, oltre che di Lorenzo, anche di Ariosto Seràgnoli, fratello di Enzo, deceduto anni addietroer una neoplasia) (Fig. 4) con Sante Tura direttore; l’8 aprile dell’anno seguente, il Seràgnoli venne ufficialmente inaugurato. Disponeva di un reparto di degenza comune, di un reparto “a bassa carica microbica” per il trapianto di midollo allogenico, ambulatori e DH, laboratori di diagnostica e di ricerca. Ma il processo di edificazione non si fermò qui, gli spazi dedicati all’attività assistenziale e di laboratorio si rivelarono ben presto limitati, insufficienti a contenere una popolazione di emopatici in continuo crescendo; così nel 1985 la Signora Maria Teresa Chiantore, moglie di Enzo Seràgnoli, divenuta dopo la sua morte nuovo Presidente della G.D. decise di erogare un un nuovo finanziamento per la sopraelevazione dell’ edificio e due anni dopo, il 25 Marzo 1987, la nuova struttura a cinque piani dotata di tre reparti di degenza, ambulatori, DH, laboratori, aula didattica, studi medici, venne inaugurata. Il processo di crescita tuttavia non era ancora terminato; nel gennaio 1997 sempre la società G.D., attraverso il suo nuovo Presidente, la signora Isabella Seràgnoli, finanziava i lavori di edificazione di una nuova area, inaugurata nel settembre 1998, con spazi rinnovati per gli ambulatori, il DH, l’aula didattica, la biblioteca, la direzione, le segreterie e gli studi medici (Figure da 5 a 10).

Contemporaneamente vi furono, tra il 1989 ed il 1996, un sensibile incremento dell’organico medico (Tab.1) e, in momenti successivi, l’afferenza di altre figure specialistiche, i professori Stefano Pileri patologo, Giorgo Pagliani chirurgo generale e Guido Biasco oncologo. L’Istituto acquisiva nuove competenze, assumeva una configurazione polipecialistica e conseguentemente assumeva la nuova denominazione  di Istituto di Ematologia ed Oncologia Medica Lorenzo e Ariosto Seràgnoli (Fig.11).

Oggi il Seràgnoli è divenuto un centro di riferimento nazionale per la cura dei pazienti ematologici, che ad esso afferiscono per la competenza dei gruppi di ricerca dedicati alle varie malattie ematologiche e la possibilità di arruolamento in protocolli clinici sperimentali, coordinati dal Centro Ricerche Cliniche dell’Istituto stesso.

5. L’Albero ed i suoi Rami

Dall’Albero sono derivati  Rami che si sono poi sviluppati in altre parti del territorio nazionale, dal Nord al Sud d’Italia, da Brescia a Taranto, dall’ Est all’Ovest, da Genova a Rimini (Fig.12).

Prestigiosi Allievi hanno ricoperto Cattedre di Ematologia ad Udine (Michele Baccarani), Brescia (Domenico Russo), Genova (Marco Gobbi), Siena (Francesco Lauria), mentre ad Ancona si sono succeduti , per il tramite di Giovanni Danieli, Pietro Leoni prima ed oggi Attilio Olivieri. Altri hanno assunto la direzione di Istituzioni ematologiche ospedaliere nelle sedi di Treviso (Filippo Gherlinzoni), Reggio Emilia (Luigi Gugliotta), Ravenna (Alfonso Zaccaria), Rimini (Patrizia Tosi), Pesaro (Giuseppe Visani), Ascoli Piceno (Piero Galieni), Taranto (Patrizio Mazza), o di IRCSS, come l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (Giovanni Martinelli).

Il Seràgnoli come fucina di nuovi talenti.

6. Oltre il Seràgnoli

Nel 2001 Sante Tura lascio l’insegnamento e la direzione dell’Istituto che furono assunti dapprima da Michele Baccarani e successivamente, dal 2012, da Michele Cavo. Ma sono rimasti validissimi ex-Allievi, il Seràgnoli insieme costruito, i documenti di tanti anni di studi e ricerche tra cui quattordici  edizioni, l’ultima delle quali in lingua inglese, del suo manuale Lezioni  di Ematologia.

Restano intatti i principi fondamentali del suo insegnamento che piace ricordare: rigorosa metodologia della diagnosi,  scelta della terapia basata sulle evidenze,  ricerca posta al centro dell’attività di istituto,  rigore nella ricerca scientifica,  distribuzione del sapere, sguardo vigile verso le nuove frontiere, arte dell’ascolto, attenzione alle esigenze dei familiari.

Testimonianza diretta di quest’ultimo è Casa AIL a Bologna, destinata all’accoglienza dei pazienti e dei loro familiari in una sede moderna e confortevole, gestita con efficienza dal personale della Sezione Bolognese dell’Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL), della quale il Professore Tura è Presidente dal 2004.

Sante Tura, ancor oggi a novant’anni, rimane per tutti noi maestro e modello di medico e di docente.

 


           
Figure 1,2,3 – 1974, La prima sede della Sezione di Ematologia